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13 - CESENA - CIOLA
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Dal punto più basso e antropizzato del Cammino si comincia a risalire. Lo si fa seguendo il corso del fiume Savio, perdendo la vista delle sue acque tranquille solo per brevi tratti. Giusto il tempo e lo spazio per raggiungere i colli dove sorgono il borgo di Roversano e il torrione della rocca, per poi rituffarsi nella valle.

Inzio Tappa
Cesena
Arrivo Tappa
Ciola
Lunghezza Tappa
26,070
Nazione del percorso
Italy
Regione
Emilia Romagna  
Dislivello Salita
598 mt.
Dislivello Discesa
98,6 mt.
Difficoltà (1 .. 5)
CAI (Diff. Escurs.)
File PDF
Mappa GPS

Dalla bella Piazza del Popolo si può riprendere il Cammino per raggiungere il fiume Savio che ci accompagnerà per quasi tutta la tappa. Lasciamo il ponte Vecchio che insieme all'Abbazia del Monte e alla cinquecentesca fontana Masini in mezzo alla piazza, è simbolo della città: "il monte, la fonte e il ponte".

Si lascia la piazza dall'ampio Viale Mazzoni, che si apre sulla piazza stessa che manca di un lato oggi occupato da verdi aiuole  ma che fino al XIX secolo era occupato dal borgo di Chiesanuova, un quartiere in forte degrado urbanistico e sociale con le case spesso direttamente appoggiate sulla parte di tufo della collina sulla quale è posta la Rocca Malatestiana.
Prima di arrivare al Ponte Vecchio si attraversa,dopo essere passati dall'arco della Porta Fiume, quello di S.Martino, sotto il quale scorreva una volta il Savio che bagno il fianco di Cesena dove, come ricorda Dante Alighieri, fra tirannia si vive e stato franco. Oggi si possono vedere le case che poggiano come palafitte su di una riva non più bagnata dalle acque del fiume che invece scorrono appunto sotto il maestoso Ponte Vecchio.

Percorriamo l'area naturalistica Parco del fiume Savio che segue l'asta fluviale per circa 6 chilometri con una fitta vegetazione ripale e un'inaspettata quantità di specie animali selvatiche: aironi cenerini e rossi, picchi, martin pescatore, usignoli ma anche mammiferi come daini e caprioli, volpi, cinghiali, tassi e ospiti inaspettati come visoni o tartarughe dalle orecchie rosse. Si passa da una riva all'altra prima su una passerella di ferro dalla quale si gode la vista della Rocca Malatestiana e delle cime degli alberi che costeggiano il fiume e poi sulle grandi pietre di un guado costruito di recente dove le cronache ne riportano uno fin dal '400. Si sale al borgo di Roversano di antica storia e ben conservato e alla Torre di avvistamento omonima che domina la valle del fiume al quale si torna per seguire il sentiero che, salvo un breve tratto deturpato da capannoni di allevamenti avicoli, è sempre immerso nel verde. Attraversata la vecchia statale, oggi S.P. 138, si sale da Bora Bassa a quella Alta e si segue una strada bianca che percorre il crinale che sovrasta le valli del torrente Borello e del fosso Boratella con profondi calanchi, pascoli e culture di  cereali, habitat ideale per i rapaci che qui sostano in grande quantità dalla rara Aquila reale al Nibbio alle Albanelle o i gheppi. Siamo a Falcino dove la vecchia chiesa parrocchiale in precario stato ora è inglobata in un'abitazione privata. La salita si fa ripida e non molto ombreggiata e termina al fianco della chiesa di S.Lorenzo, nell'abitato di Ciola, a circa 600 metri di altitudine. La chiesa è in mattoni rossi abbellita da due statue in marmo, una con in mano un calice l'altra un'ancora.

 

 

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