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6 - VERGHERETO - BALZE
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Il Massiccio del Monte Fumaiolo sovrasta con la sua altezza le testate dei fiumi Savio, Marecchia e Tevere che solcano le vallate tra Romagna, Marche e Toscana. Sentieri antichi poco battuti conducono alla sorgente del Savio e alle conosciute vene del Tevere, in mezzo a boschi verdissimi e prati coperti di fiori spontanei, dove cacciano le loro prede il lupo e l&rsquoaquila reale.

Inzio Tappa
Verghereto
Arrivo Tappa
Balze
Lunghezza Tappa
13,064
Nazione del percorso
Italy
Regione
Emilia Romagna  
Dislivello Salita
710,5 mt.
Dislivello Discesa
427,2 mt.
Difficoltà (1 .. 5)
CAI (Diff. Escurs.)
File PDF
Mappa GPS

Dalla piazza di San Michele Arcangelo a Verghereto, il Cammino prende la strada asfaltata che sale al municipio. La maestà sul giardino di una casa indica la deviazione.

L'urna contiene una terracotta policroma, raffigurante la Madonna con il Bambino. L'ascesa prosegue per via Fontanelle fino all'imbocco della mulattiera. La presenza della fonte permette di rifornirsi di acqua prima di entrare nella pineta che ha riforestato i vecchi coltivi. È uno dei tanti rimboscamenti effettuati con la legge per la montagna emanata nel dopoguerra, con lo scopo di contenere il dissesto idrogeologico e di arginare l'esodo del mondo rurale con il lavoro delle maestranze locali.

La mulattiera sale decisa e ombreggiata verso la cima del crinale Poggio Valogna. Oltre questa il Cammino prosegue in mezzo a prati dove pascolano i bovini, boschi di cerro e incolti, fino alla SP 93, presso gli insediamenti La Casa e il Pianello. Nell'altro versante, alle falde del Monte Comero, si trova l'edificio in pietra chiara del Casale, dove tra il 1920 e il 1925 soggiornò più volte Gabriele D'Annunzio, favorito della Contessa Giuseppina Mancini Giorgi, proprietaria del luogo. Lasciata la provinciale si prende a sinistra la strada campestre delimitata da filari di siepe viva di aceri e cerri, in mezzo a campi di leguminose. La brezza del mattino bisbiglia nell'erba fresca mentre si sale di nuovo sulla SP 93, la si segue per un breve tratto per deviare sulla destra. Si salta il cancello con lo scalandrino.

Il Cammino si dirige verso Poggio della Biancarda, attraversando la matura pineta di pino nero Pinus nigra. In primavera l'bbaio del capriolo e i frequenti fregoni lasciati sulla corteccia dei giovani alberi, segnalano l'intensa attività dei maschi dominanti, intenti a marcare e difende il loro territorio dagli altri maschi, accettando solo le femmine e i loro piccoli. È un comportamento che precede gli accoppiamenti che avverranno nei mesi di luglio e di agosto e ha lo scopo di permettere alle femmine di scegliere i maschi migliori con cui riprodursi. La cima arrotondata del Poggio della Biancarda appare al termine della salita: sul crinale spazzato dai venti si stagliano le chiome a bandiera degli alberi, mentre una croce di legno svetta all'orizzonte. Una deviazione tra i pascoli e il bosco conduce sulle pendici di Monte Castelvecchio, dove nasce il fiume Savio. La sorgente è a centro di una piccola area di sosta segnata dal monumento in ferro battuto, raffigurante il lupo che ulula, simbolo del borgo di Montecoronaro, e la Caveja, visualizzazione della Romagna. Il Cammino risale la pendice di monte Castelvecchio in mezzo a pini, faggi e prati recintati, dove ancora è in uso la pratica dell'alpeggio.

I terreni sono adatti al pascolo e allo sviluppo di boschi di faggio, ma poveri per l'oagricoltura cosicché le case sparse sono meno diffuse che in altre aree dell'Appennino tosco-romagnolo. Seguiamo il sentiero 137 CAI nella discesa verso la strada carrozzabile e all'incrocio delle provinciali Alfero-Munte Fumaiolo/Alfero-Balze seguiamo quest'ultima indicazione verso i Sassoni.
Il panorama è splendido, spazia all'orizzonte sulle valli del Savio, del Tevere e del Torrente Alferello. Di fronte sono la Ripa della Moia, il Fumaiolo a nord giganteggiano la Testa del Leone e la Dorsale del Comero, mentre a ovest il monte della Verna emerge oltre la Giogana che corre verso Campigna e il Monte Falterona. Le sensazioni più belle si ricavano in inverno, quando tutto è ammantato di neve e il silenzio pervade ogni angolo della montagna a anche la primavera offre emozioni uniche, quando le fioriture riempiono i prati con i loro colori variopinti.
L'area è favorevole per il birdwatching, per la presenza di molte specie di uccelli e di rapaci in particolare, tra i quali spicca su tutti l'oaquila reale Aquila chrysaetos. A tale proposito vi è stato istituito il Sito di Importanza Comunitaria denominato Balze di Vergherto, Monte Fumaiolo, Ripa della Moia. Dopo i Sassoni il Cammino devia nell'abetina alla volta del Rifugio della Moia. Gestito dal Corpo Forestale dello Stato, è chiuso agli esterni la fontana è utilizzabile solo d'estate.

Dal rifugio si prosegue per il sentiero 127 CAI in mezzo alla faggeta, si segue poi per un breve tratto la carrozzabile e poi il sentiero che taglia la strada e giunge sul piazzale al Valico del Monte Fumaiolo. Sulla destra lo stradello di terra battuta scende il fianco meridionale del Monte Fumaiolo con il sentiero 104 CAI, attraversando piccole radure di antichi prati pascoli e, in circa 600 metri, giunge alla stele monumentale di marmo bianco che segnala il luogo in cui scaturiscono le Vene del Tevere. La colonna votiva venne inaugurata il 16 agosto del 1934 alla presenza delle più alte cariche del regime fascista, accompagnate da undici bande musicali. Una moltitudine di gente faceva ala al passaggio delle autorità. La stele oggi è sormontata dalla bronzea aquila imperiale con ai lati tre teste di lupo. Su un lato la scritta: "Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma". Il Cammino scende la china del monete seguendo il ruscellare del giovane Tevere fino al piazzale sottostante. Faggi secolari incolonnano e ombreggiano il sentiero.

Dallo spiazzo, voluto per insediarvi esercizi commerciali e auto in sosta, si prende a destra risalendo per un breve tratto la SP 43 dopo 150 metri, a sinistra, lungo il costone macchiato di faggi e abeti. Tra gli alberi spicca fra tutti un abete bianco dal portamento del tutto singolare: il tronco è strisciante alla base e da esso hanno avuto origine alcuni rami, a sviluppo verticale, conformatisi nel tempo come singoli alberi, ognuno dotato di chioma propria. I tecnici forestali usano la parola policormico per descrivere il fenomeno. Si costeggia la recinzione metallica del campeggio Tiber uscendo sulla SP 43, presso Villa Adriana. Giriamo a destra, sui margini della strada asfaltata incontriamo un faggio monumentale a forma di gigantesco candelabro e più avanti la Maestà dedicata a San Romuado. Sotto rumoreggia la prima cascata del Tevere raggiungibile con una breve deviazione. Lasciata la strada, il sentiero 106 CAI risale tra i faggi e raggiunge l'altopiano "I Laghi", sopra alla Scogliera delle Balze. Anch'essa come il Fumaiolo, La Verna, San Marino, le creste di Perticara, è una zattera di calcare arenatasi sulla battigia di argille scagliose.
Dalla sommità il panorama si apre sulle Valli del Tevere, del Marecchia e del Senatello sullo sfondo chiudono il panorama meridionale il Monte Aquilone, l'Alpe della Luna, il Sasso di Simone e Simoncello. La discesa della Scogliera è breve ma ripida e si conclude nella piazza 17 luglio, nel cuore delle Balze.

STRUTTURE CONVENZIONATE
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A 4 km dal percorso
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